PROGETTO DIMOSTRATIVOÂ
Destinatari
Genitori di ragazzi 11–17 anniÂ
Formato
Laboratorio in presenza · lavoro in piccoli gruppiÂ
Durata
90 minuti
Focus
Social Media Literacy · Algoritmi · FOMO · Dialogo genitori-figliÂ
Molti genitori vivono il rapporto tra figli e social network con un misto di preoccupazione e senso di distanza: utilizzano magari le stesse piattaforme, ma in modi molto diversi e senza conoscere pienamente ciò che determina i contenuti mostrati ai ragazzi.
Gli incontri tradizionali tendono spesso a concentrarsi sui rischi dei social, lasciando però poco spazio alla comprensione concreta dei meccanismi che costruiscono l’esperienza quotidiana dentro un feed.
Il bisogno non è quindi aggiungere un nuovo elenco di pericoli, ma sviluppare una competenza di lettura: comprendere meglio ciò che i figli vedono online, perché lo vedono e come aprire un dialogo che non parta esclusivamente dal controllo o dal giudizio.
Il laboratorio è rivolto a genitori di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, con livelli molto diversi di familiarità con i social network.
La progettazione tiene conto sia di questa eterogeneità sia delle differenti posizioni che possono convivere nello stesso gruppo, dall’allarme alla maggiore permissività . Concetti come algoritmo, engagement o filter bubble vengono quindi introdotti attraverso esempi concreti anziché definizioni tecniche. Anche il formato tiene conto del contesto: si tratta tipicamente di un incontro serale promosso da scuola, biblioteca o comune, che deve essere immediatamente accessibile e non richiedere preparazione precedente.
Al termine del laboratorio, i genitori saranno in grado di:
spiegare con parole semplici perché il feed di un adolescente può essere diverso dal proprio, anche utilizzando la stessa piattaforma;
riconoscere alcuni elementi tipici di un feed adolescenziale, come contenuti sponsorizzati, influencer e contenuti virali;
riconoscere situazioni in cui un contenuto può alimentare pressione sociale, confronto o FOMO e comprenderne il possibile impatto;
formulare almeno una domanda aperta e non accusatoria per iniziare un dialogo con il proprio figlio sul suo uso dei social.
Il progetto si collega in particolare alle competenze 1.2 — Valutare le informazioni, 2.3 — Esercitare la cittadinanza attraverso le tecnologie digitali, 2.5 — Comportamento digitale e 4.3 — Supportare il benessere di DigComp 3.0, oltre allo sviluppo di competenze di media literacy e comunicazione genitore-figlio.
Il laboratorio combina Card Sort, Case-Based Learning e discussione facilitata.
Il cuore dell’esperienza è costituito da un mazzo di carte ricavate da contenuti social reali e pubblici: sponsorizzazioni, influencer, contenuti virali e altri esempi che i genitori devono osservare, discutere e classificare insieme.
L’uso di materiali fisici consente di vedere, spostare, confrontare e discutere i contenuti, favorendo un confronto più spontaneo rispetto a una spiegazione frontale.
A questa attivitĂ si affianca un breve caso fittizio di cyberbullismo, utilizzato per portare la riflessione dal funzionamento delle piattaforme alle possibili situazioni vissute dai ragazzi.
10 min
Indovina il feed: vengono mostrati due feed fittizi costruiti sullo stesso argomento: uno pensato per un adulto e uno per un adolescente. Il gruppo prova a riconoscere quale sia quale e, soprattutto, a spiegare perché risultino così diversi.
Output → prime intuizioni sulla personalizzazione
25 min
Dietro il feed: attraverso pochi esempi visivi vengono introdotti i principali meccanismi che influenzano ciò che compare sui social: personalizzazione, engagement, filter bubble, sponsorizzazioni, influencer marketing e FOMO.
Lo spazio rimane aperto alle domande e agli esempi portati direttamente dai partecipanti.
Output → vocabolario di base condiviso
30 min
Smontare il feed: in piccoli gruppi, i genitori ricevono 10–12 carte-post e devono smistarle fisicamente su quattro cartelloni:
Sponsorizzato · Organico/amicizia · Virale/pressione sociale · Dubbio. Ogni scelta deve essere discussa e motivata.
Output → carte classificate e motivate + prima risposta al caso
15 min
Dove abbiamo avuto dubbi? I gruppi confrontano le proprie classificazioni, soffermandosi soprattutto sui contenuti che hanno generato interpretazioni diverse. Il facilitatore collega quanto emerso ai meccanismi analizzati nell’input.
Output → consapevolezza condivisa sui meccanismi del feed e sulle possibili risposte
10 min
La domanda nella scatola: ogni genitore scrive in forma anonima una domanda che, dopo il laboratorio, vorrebbe rivolgere al proprio figlio sul suo mondo digitale. I foglietti vengono raccolti in una scatola e alcuni vengono letti dal facilitatore, sempre in forma anonima, come chiusura dell’esperienza.
Output → domande aperte e riflessione individuale
Toccare i contenuti, non soltanto parlarne: ho scelto un card sort fisico invece di costruire un feed interattivo. Spostare realmente le carte costringe i partecipanti a prendere posizione, confrontare interpretazioni e motivare le proprie scelte, trasformando il tavolo in uno spazio di discussione.
Materiali reali, lettura critica: le carte derivano da contenuti reali, pubblici e anonimizzati, perché lavorare su esempi autentici rende la discussione più credibile e vicina all’esperienza quotidiana dei social.
Dal “cosa devo vietare?” al “cosa posso chiedere?”: la chiusura non consegna ai genitori un regolamento da applicare. Chiede invece di trasformare ciò che hanno osservato in una domanda da portare nella relazione con il figlio.
Indovina il feed: i due mockup utilizzati nell’icebreaker.
Slide: la presentazione essenziale utilizzata durante l’input.
Storyboard: fasi, tempi, strumenti e output dell’intero laboratorio.  → Vai al file
L’assessment è leggero e integrato nell’esperienza, senza test o voti.
Durante il card sort e la discussione del caso, il facilitatore osserva soprattutto come i partecipanti motivano le proprie interpretazioni e se riescono a collegare i contenuti ai meccanismi discussi durante il laboratorio.
La Domanda nella scatola introduce poi una dimensione individuale: permette a ciascun partecipante di trasformare quanto emerso in una possibile azione concreta, mantenendo al tempo stesso l’anonimato su un tema che può riguardare aspetti personali della relazione familiare.
Trattandosi di un progetto dimostrativo, non sono presentati risultati di un’erogazione reale.
In fase di implementazione valuterei il laboratorio attraverso l’osservazione della partecipazione e della qualità delle motivazioni emerse durante il card sort, le domande formulate nell’attività finale e un breve feedback anonimo dei partecipanti su chiarezza, utilità e percezione di sentirsi maggiormente preparati ad affrontare il tema con i figli.
A distanza di 1–2 mesi potrebbe essere previsto un breve follow-up, in particolare quando il laboratorio è promosso da una scuola, per verificare se i partecipanti abbiano effettivamente avviato nuove conversazioni con i figli sul loro mondo digitale.
Il mazzo di carte richiede un aggiornamento periodico per seguire l’evoluzione delle piattaforme, dei formati e delle dinamiche social e può essere adattato all’età dei figli dei partecipanti.
Delle successive edizioni possono integrare nuovi casi e dubbi emersi durante gli incontri, opportunamente anonimizzati, e diventare il punto di partenza per un percorso piĂą ampio rivolto alle famiglie. Tra gli sviluppi possibili: gestione del tempo online, primo smartphone, cyberbullismo, benessere digitale...
Dentro il Feed può essere adattato all’età dei figli, alle caratteristiche del gruppo e agli obiettivi della scuola, biblioteca o ente che promuove l’incontro.